a cura dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia

Un’eruzione vulcanica è normalmente preceduta da segni premonitori che possono limitarne le conseguenze negative; un’alluvione ha un preavviso più o meno ampio; anche per una bufera di neve ci sono spesso fenomeni premonitori. Con il terremoto il preavviso non c’è. La terra che trema si muove nell’ora in cui non te lo aspetti.

Il terremoto della Valnerina ha non solo creato delle ferite al patrimonio artistico e ambientale, ma anche una cesura tra il passato e il futuro. Chi non l’ha provato può difficilmente comprendere che cosa significhi sentirsi senza più punti di riferimento; è terribile non riconoscere più i luoghi familiari dove si è vissuti, è qualcosa che dagli occhi passa al cuore e si trasmette al cervello: è come l’Alzheimer di una comunità. Perché il terremoto – attraverso le ferite prodotte al paesaggio, agli edifici, alle opere d’arte – ha ferito il cuore e la mente delle persone.

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