Il fenomeno migratorio a cui assistiamo, che divide gli spiriti, provoca scontri politici e lacerazioni nel tessuto sociale della comunità, esige una riflessione. Aveva ragione papa Benedetto XVI quando diceva che è vero che lo sviluppo tecnologico ha reso oggi gli uomini più vicini, ma non per questo li ha resi più fratelli. Ci rendiamo così conto della utilità di interrogare la Bibbia per ricevere da essa la luce di Dio che illumina la nostra modalità di relazionarci con persone appartenenti ad altri gruppi etnici o ad altre nazioni. Ci sono almeno due ragioni che rendono interessante interrogare la Bibbia sulla figura dello straniero: la prima è che essa contiene antiche tradizioni di letteratura religiosa e sapienziale che danno una risposta alle domande fondamentali che gli uomini da sempre si pongono – chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, che senso ha la vita personale e sociale – e la seconda ragione è che noi cristiani riteniamo che la Bibbia contenga, tra l’altro, la rivelazione della vera identità di Dio come Padre e creatore del genere umano e dell’universo intero.

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