Il libro, unendo una prospettiva tipicamente storica ad un respiro sociologico e psicologico, prende in esame il problema del disagio mentale – nelle diverse forme della follia, della depressione e dell’incomprensione – come prodotto del fenomeno migratorio. Si considera, in particolare, l’emigrazione italiana della seconda metà dell’Ottocento diretta verso l’Australia, con speciale attenzione al bacino di emigrazione valtellinese e a quello dell’intero arco alpino di cultura e lingua italiane. Dopo l’esame dei caratteri dell’emigrazione italiana nel Nuovissimo Continente dal punto di vista storico e statistico, si passa all’analisi dello sviluppo della rete di internamento per malati psichici in Australia e all’indagine di casi di rilievo biografico, dai quali trarre considerazioni più generali sull’intera esperienza migratoria. Le storie degli emigranti sono ricostruite partendo dall’esame di documenti d’archivio – alcuni dei quali prima d’ora inediti – conservati fra Italia e Australia, con particolare attenzione alle lettere scritte dagli stessi emigranti e ai registri degli asili dei lunatici australiani.

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