Giulia Bassoli
Ebrima Kuyateh

Ebrima ha meno di diciotto anni quando decide di lasciare il suo paese, il Gambia, per dare una speranza a se stesso e alla sua famiglia. Il suo viaggio doveva essere breve e non troppo lontano da casa, ma le cose non saranno affatto semplici. Il suo non sarà un viaggio dall’Africa, ma prima di tutto un viaggio in Africa: dal Gambia al Senegal, dal Senegal al Niger, dal Niger alla Libia, passando per il deserto. Molto diversa da quella che si sperava che fosse, la Libia si rivelerà essere una pericolosissima gabbia, infiammata dalla guerra civile e dal traffico di esseri umani, una gabbia da cui non si può uscire e in cui è sempre più rischioso restare. Ebrima porta il cognome dei griot, che in Africa sono cantastorie, molto rispettati. Ed è proprio lui a raccontare la sua storia, in prima persona; storia che si intreccia con quella di tanti altri giovani, anche loro partiti o fuggiti dal loro paese, con la speranza di potersi un giorno riscattare. Una storia e testimonianza che racconta di attesa, resistenza, pazienza e straordinaria solidarietà, di lotta per andare avanti, per arrivare alla meta successiva: con la fiducia estrema che ci può essere sempre un giorno migliore.

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