«Gesù Cristo con i miracoli ottenne l’ammirazione. Gesù Cristo crocifisso ottenne la conversione». Don Baldo non scelse la via comoda del successo, ma quella scomoda della Croce, a cui si aggrappò come a una zattera di salvezza per salvare la sua gente.
L’arco del ministero presbiterale (1865-1915) del beato don Giuseppe Baldo coincide quasi con il periodo inscritto tra la pubblicazione del Sillabo (1864) e quella della Pascendi (1907), due solenni condanne dello “spirito moderno”, e tutta la sua vita si svolge all’interno di quel vecchio mondo occidentale che lo storico Hobsbawm dichiara finito con la Prima guerra mondiale. Eppure la sua vicenda umana e spirituale è ancora capace di parlare all’uomo e al prete di oggi con una sorprendente attualità; probabilmente perché a ispirare la sua spiritualità e il suo ministero più di ogni altro furono la spiritualità di s. Francesco di Sales e la Rerum Novarum di Leone XIII.

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