Il primo libro, a sfondo autobriografico, libro di Don Antonio, in cui il giovane teologo, già affermato come autore di testi liturgici, racconta la profonda crisi interiore che ha fatto di lui, giovane prete perugino che ha studiato a Roma e che sembrava avviato verso una rapida e brillante carriera ecclesiastica, un segno di contraddizione. Il libro, in cui l’Autore ripercorre la sua crisi interiore che lo porta a rivedere la sua formazione romana, fortemente segnata dal carattere conservatore dei centri della sua formazione, Seminario Romano Maggiore e Pontificia Università Lateranense, alla luce della sua esperienza conciliare propiziata dai due anni di frequentazione dell’Aula Conciliare dove aveva fatto conoscenza e stretto amicizia con personalità di spicco nel panorama conciliare: fra tutte la profonda amicizia con il filosofo Jean Guitton, primo uditore laico in Concilio, il grande liturgista A.G. Martimort, suo vero maestro e guida nella preparazione della sua tesi di laurea, il P. Umberto Betti, più tardi cardinale, i padri benedettini S.Marsili e B. Neunheuser, tedesco di Maria Laach, ecc.
La loro frequentazione introdusse il giovane prete “romano” ai valori del movimenti teologici che fecero di un Concilio preparato tutto dagli esponenti più conservatori delle scuole e della Curia romana, in una fucina e un crogiuolo di idee, che impose lo stesso Concilio all’attenzione dei media di tutto il mondo, facendone quasi un’anticipazione del movimento di Berkeley e del Maggio Parigino. Questa conversione costò però all’Autore un senso di isolamento che lo ha accompagnato poi per tutta la vita.

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