La speranza non delude

24,00

Prefazione del Card. Matteo Maria Zuppi


Autori:
Anno di pubblicazione: 2026
Numero di pagine: 384
Formato: 17×24
Argomenti: Omelie

Descrizione

Raccogliere e consegnare le omelie di mons. Enrico Bartoletti, ora che Leone XIV lo ha dichiarato venerabile, non significa soltanto preservare una memoria esemplare, ma offrire alla Chiesa un’esperienza spirituale ancora capace di interrogare. Bartoletti ha esercitato il suo ministero in anni complessi e decisivi per la Chiesa Italiana e per l’amata Chiesa di Lucca. Il lettore di oggi non troverà in queste pagine risposte immediate, ma una parola esigente che chiede ascolto e disponibilità interiore. Una parola che invita a pensare la fede come «evento vivo», la speranza come perseverante cammino pasquale e la carità come apertura totale a Dio e agli ultimi. In un tempo di rapide semplificazioni, queste omelie offrono la possibilità di un ascolto profondo, capace di rimettere in movimento il cuore, la coscienza e l’azione pensata. La loro pubblicazione non risponde a un intento celebrativo, ma a un servizio ecclesiale.
[dalla Prefazione del Card. Matteo Maria Zuppi]

È nota la profonda sintonia di mons. Enrico Bartoletti con Paolo VI. Si può dire senz’ombra di smentita: essi furono, nella loro diversità, fratelli nello Spirito. Mi sembra dunque bello, per trovare il filo rosso della predicazione di mons. Enrico Bartoletti nel periodo lucchese del post-concilio, riprendere un appunto lapidario, in cui il grande papa del Concilio verga poche note sul tema della predicazione: pregare, studiare, amare. I tre verbi sarebbero piaciuti a mons. Bartoletti: pregare, la fede del predicatore; studiare, l’attenzione al mistero di Dio; amare, la scelta dell’interlocutore. La raccolta di omelie del periodo lucchese del vescovo attesta bene questa triplice preoccupazione che delinea il filo rosso per leggere lo “stile di predicazione” del futuro segretario della CEI. Il test della predicazione non è però che uno spiraglio privilegiato sulla ricca e complessa figura di questo vescovo, passato come l’angelo del Concilio. Egli è stato senza dubbio un “vescovo conciliare” nel senso più alto che questa espressione può avere. Proprio egli ha dato una lettura critica, equilibrata e disincantata del primo quinquennio che potrebbe essere definito meglio un periodo “oltre” il Vaticano II, più che “dopo” di esso. Egli è stato il “traghettatore” verso la Chiesa del Concilio.
[dall’Introduzione di Mons. Franco Giulio Brambilla]

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