A cura di Antonello Nuvole

Rom e Sinti: così vicini e così lontani. Vicini, perché condividiamo gli stessi spazi nella nostra vita quotidiana. Ma, nello stesso tempo, lontani dalla nostra vita affettiva e sociale. Lontani da qualsiasi obiettivo di sviluppo e di integrazione. Lontani dalla visione del mondo che hanno i nostri figli, i nostri giovani. Questo libro parla del popolo Rom, in particolare di quella parte del popolo Rom che vive in Sardegna. È un popolo che viene da lontano, dal subcontinente indiano. Giunto in Europa intorno al 1300, in Sardegna se ne trova traccia dal 1490. Oggi in Europa costituisce una minoranza di 18 milioni di persone. È un popolo che non ha mai avuto pretese territoriali, non ha mai armato eserciti, ha sempre convissuto pacificamente con i popoli europei. Parla una propria lingua, il Romanès.

Negli anni ’80, nell’emergenza della guerra in Kosovo, l’Italia ha accolto i profughi Rom creando dei “campi” come modello abitativo. Lì, ai margini delle nostre città, i Rom sono stati confinati e lì si sono stabilizzati. Con un termine di uso amministrativo, sono ancora chiamati “nomadi”. Ma la maggior parte dei Rom sono tutt’altro che tali: non si muovono, ma anzi hanno formato famiglie e cresciuto figli che sono diventati nostri concittadini sardi. A volte vengono chiamati con un ossimoro: “nomadi sedentari”. Più spesso li si chiama “zingari”, con senso dispregiativo. Bisogna conoscere il popolo Rom per poter offrire loro la possibilità di integrarsi nella vita sociale delle nostre città. È anche lo scopo di questa ricerca storica: conoscere più da vicino dal punto sociale, culturale, artistico e religioso il popolo dei Rom e dei Sinti che vive in Sardegna.

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