Ricercare la verità dovrebbe essere un dovere per tutti; saperla comunicare senza inseguire successi e affermazioni personali, è prerogativa di pochi. È il caso di questo libro che parla di fatti, di persone piccole e grandi, illustri o umili, chiamate col proprio nome, con garbo ed equilibrio innati, e sen za curarsi del politicamente corretto, ricorda che c’è amore e speranza per tutti; anche nelle circostanze apparentemente più oscure e senza via d’uscita. La fame, la sete, la lebbra, i bambini-solda to, le ingiustizie e le crudeltà, le morti patite da tanti giusti e innocenti che incontriamo in queste pagine sono di quelle che umanamente spingono alla rabbia e alla ribellione. Ma “se Gesù è morto perdo nando, non è più possibile odiare” dice un uomo nel l’Albania degli anni ‘90, al quale pochi giorni prima di Pasqua avevano ucciso il figlio. La legge tribale prevede la vendetta, ma il venerdì santo l’uomo consegna il kalashnikov al sacerdote che era andato a trovarlo in casa. C’è, nei vari racconti, un costante richiamo al magistero della Chiesa che affonda le sue radici nella tradizione e nella Parola di Dio: ciò che sorprende è scoprirne i riscontri più inaspettati nella sapienza e nella testimonianza degli umili e dei poveri.

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