E’ la vita di un sognatore, il quale ha dato il via a un originalissimo turismo religioso nella bellezza delle montagne marchigiane in cui si mischia sacro e profano; magia e preghiera; diavoli chiusi nella grotta della Sibilla e angeli che volteggiano attorno al santuario della Madonna dell’Ambro.

Per quasi trent’anni la domenica mattina una fila interminabile di macchine, di moto, di biciclette, ha raggiunto il luogo più caratteristico dei Sibillini: l’Infernaccio. Da lì, tutti necessariamente a piedi, in fila indiana, si scarpinava sul sentiero fiancheggiato da tele di ragno perlate, fino al monastero di San Leonardo, dove l’eremita – il frate cappuccino Padre Pietro Lavini – aveva ricostruito da solo l’antico monastero benedettino e la chiesa annessa. Un lavoro lungo, faticoso, improbo, ma fatto in “perfetta letizia” com’è uso tra i francescani, per i quali il lavoro è una visibile preghiera. Diede il primo colpo di vanga il 24 maggio 1971; l’ultimo il 19 novembre 2014, il giorno prima che un’ischemia lo fermasse per sempre.

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